addiopizzo

Palermo, mafia ed estorsioni alla Noce: nel processo «Grande Inverno» due imprenditori si costituiscono parte civile contro il racket

I sedici imputati scelgono il rito abbreviato

di Marta Genova

Il pizzo non era una busta lasciata in fretta. Era un calendario fittoScadenze che tornavano con le feste, visite “di cortesia” quando un cantiere partiva o quando un condominio doveva montare i ponteggi. È il quadro che emerge dalle carte dell’indagine “Grande Inverno”, che ha ricostruito un sistema estorsivo capillare nei quartieri Noce e Porta Nuova, tra ditte e attività commerciali. L’operazione dei carabinieri, scattata l’11 febbraio dello scorso anno, ha portato complessivamente a 180 arresti. Oggi, dentro quel procedimento enorme, uno dei tronconi del processo sulle estorsioni nel mandamento Noce accelera. Davanti al gup Claudio Emanuele Bencivinni 16 imputati hanno scelto il rito abbreviato.

Si tratta di Alfonso Di Cara, figura centrale dell’indagine operando come intermediario stabile tra il mondo dell’imprenditoria e Cosa Nostra e fratello del pregiudicato mafioso di Porta Nuova Giuseppe, detto “il terremoto”. E si tratta poi di Maurizio La RosaBenedetto NapoliDaniele FormisanoFelisiano Tognetti, del boss Tommaso Lo Presti, detto “il lungo” reggente del mandamento di Porta Nuova, di Giuseppe GiuntaPietro TumminiaSalvatore D’AmicoPietro CusimanoPaolo CastelluccioCarmelo Torres, dell’ex latitante Giuseppe AuteriBenedetto Di CaraGuglielmo Ficarra e il boss Giuseppe Di Giovanni. Gli altri filoni dell’operazione, intanto, hanno già imboccato la loro strada in tribunale.

All’udienza si sono registrate anche due costituzioni di parte civile che raccontano un segnale preciso. Il titolare di un’impresa edile e il titolare di un’impresa di ponteggi hanno scelto di stare dentro il processo insieme allo Sportello di solidarietà e alla Fai antiestorsione, un passaggio tutt’altro che formale. Secondo quanto spiegato dagli avvocati Ugo Forello e Valerio D’Antoni la loro denuncia e la collaborazione hanno inciso direttamente sugli atti: inizialmente le estorsioni contestate ai loro danni erano cinque, ma grazie alla collaborazione attiva ne sono state individuate altre tre, portando a otto i capi complessivi che li riguardano.

Oltre a loro, sono parte civile anche il Comune, assistito dall’avvocato Ettore Barcellona, il Centro Pio La Torre difeso dall’avvocato Francesco CutraroSos Impresa e Confcommercio con gli avvocati Fausto Maria AmatoMaria Luisa Martorana e Fabio Lanfranca.

Dall’inchiesta è emerso che nel quartiere il taglieggiamento funzionava con un metodo quasi “amministrativo”. Non sempre minacce plateali però, più spesso l’allusione, il richiamo al rispetto, la visita al momento giusto. Il messaggio restava chiaro: chi lavora nella zona, chi apre un’attività, chi entra in un appalto o in un cantiere, prima o poi deve pagare per non inciampare in ostacoli, ritardi, guasti, “sfortune” che nessuno ammette di provocare. Nelle contestazioni compaiono somme indicate come appuntamenti. Pagamenti da 3 mila euro, poi 5 mila, poi 6 mila alla volta, con richieste che tornano a ridosso di Natale e Pasqua. Controllo su edilizia, ponteggi, manutenzioni, lavori privati. Ma non tutti hanno abbassato la testa.

La denuncia dei due imprenditori ha permesso di far emergere nuovi episodi criminali prima sconosciuti. «È un segnale molto forte, ed è stato un percorso molto delicato – dice l’avvocato Forello – sono imprenditori proprio della Noce, ma questa denuncia li ha liberati da un sistema soffocanteHanno voltato pagina, si sentono certamente più sereni rispetto al passato dove ormai in ogni cantiere dove andavano a mettere un pontile o a fare un lavoro chiedevano un pizzo».

ugo.forello
ugo@palermolegal.it
No Comments

Post A Comment