usura anche per gli interessi moratori

La disciplina dell’usura si applica sia agli interessi corrispettivo, sia agli interessi moratori.

La differente funzione e natura degli interessi e le modalità di calcolo del c.d. tasso usuraio.

Le Sezioni Unite della Corte di Cassazione, sentenza n. 19597 depositata il 18.09.20.

La questione, che ha motivato la rimessione alla Sezioni unite, consiste nel valutare se la disciplina prevista dall’ordinamento con riguardo agli interessi usurari (artt. 1815 cod. civ. e 644 cod. pen., nonché 2 I. n. 108 del 1996, d.l. n. 394 del 2000, convertito dalla I. n. 24 del 2001, e relativi decreti ministeriali, nella specie d.m. 22 marzo 2002) sia estensibile agli interessi moratori; vengono, inoltre, proposte questioni specifiche, concernenti il fatto che il d.m. 22 marzo 2002 non conteneva la rilevazione del tasso medio degli interessi moratori.

In primo luogo, le Sezioni Unite si concentrano sulla natura e funzione degli interessi: gli interessi corrispettivi hanno funzione remunerativa, i moratori, invece, risarcitoria; vi è, dunque, una netta diversità di causa e di funzione tra interesse corrispettivo ed interesse moratorio, in quanto l’interesse corrispettivo costituisce la remunerazione concordata per il godimento diretto di una somma di denaro, avuto riguardo alla normale produttività della moneta, mentre l’interesse di mora, secondo quanto previsto dall’art. 1224 cod. civ., rappresenta il danno conseguente l’inadempimento di un’obbligazione pecuniaria; dunque, i primi sono stabiliti in dipendenza di un equilibrio concordato con riguardo al tempo previsto per la fruizione di una somma di denaro che passa da un soggetto all’altro, mentre i secondi compensano il creditore per la perdita di disponibilità del denaro mai accettata, ma solo subita, oltretutto per un periodo di tempo neppure prevedibile e foriera di costi non del tutto prevedibili neanche essi.

Concludendo, se può dirsi pure che, in termini economici, le due categorie si avvicinano, in termini giuridici assai diversa è la causa giuridica del l’attribuzione.

Le Sezioni Unite dopo avere riportato le diverse ragioni degli opposti orientamenti, dedicando particolare attenzioni a quello che vorrebbe escludere l’applicazione della disciplina prevista per l’usura agli interessi moratori (fra cui l’interpretazione letterale della norma, la ratio e funzione differente degli interessi, l’evoluzione storica e il mancato rilievo degli interessi moratori nel tasso soglia dei d.m.), ha ritenuto che il concetto di interesse usurario e la relativa disciplina repressiva non possano dirsi estranei all’interesse moratorio, affinché il debitore abbia più compiuta tutela.

Secondo la Suprema Corte, infatti, “certamente esiste, infatti, l’esigenza primaria di non lasciare il debitore alla mercé del finanziatore: il quale, se è subordinato al rispetto del limite della soglia usuraria quando pattuisce i costi complessivi del credito, non può dirsi immune dal controllo quando, scaduta la rata o decorso il termine pattuito per la restituzione della somma, il denaro non venga restituito e siano applicati gli interessi di mora, alla cui misura l’ordinamento (cfr. art. 41 Cost.) e la disciplina ad hoc dettata dal legislatore ordinario non restano indifferenti”.

Affermato ciò, i Giudici Supremi si premurano di indicare i punti fondamentali che supportano la loro interpretazione:

i) La disciplina antiusura intende sanzionare la pattuizione di interessi eccessivi convenuti al momento della stipula del contratto, quale corrispettivo per la concessione del denaro, ma altresì degli interessi moratori, che sono comunque convenuti e costituiscono un possibile debito per il finanziato.

ii) La mancata indicazione, nell’ambito del T.e.g.m., degli interessi di mora mediamente applicati non preclude l’applicazione dei decreti ministeriali de quibus, ove essi ne contengano la rilevazione statistica.

La Suprema Corte a riguardo procede anche alla determinazione dei tassi soglia ,dando conto dell’ultima rilevazione statistica condotta dalla Banca d’Italia, da cui risulta che i tassi di mora pattuiti sul mercato presentano, rispetto ai tassi percentuali corrispettivi, una maggiorazione media pari a 1,9 punti percentuali per i mutui ipotecari di durata ultraquinquennale, a 4, 1 punti percentuali per le operazioni di leasing e a 3,1 punti percentuali per il complesso degli altri prestiti.

Occorre pure  tenere conto che i decreti ministeriali, negli anni più recenti, prevedono uno spread tra il T.e.g.m. e la misura del tasso soglia usurario, determinato con la predetta maggiorazione (aumento di un quarto dei tassi medi, cui si aggiungono ulteriori 4 punti percentuali: art. 2, comma 2, d.m., attuando l’art. 2, comma 4, della legge n. 108 del 1996).

La soglia comprendente i moratori, pertanto, con riguardo ad esempio ai mutui ipotecari di durata ultraquinquennale, può essere indicata in un’unica espressione, che pervenga all’entità della soglia massima – la quale, cioè, tenga conto sia del T.e.g.m., sia degli interessi di mora – onde si avrà:
(5/4 T.e.g.m. + 4) + (5/4 x 1,9)
dove il primo addendo rappresenta il tasso soglia usurario legale, stabilito secondo il combinato disposto della I. n. 108 del 2000, art. 644 cod. pen. e d.m. del periodo considerato; mentre il secondo addendo è il “di più” di comparazione, che tiene conto degli interessi moratori.

La formula può essere più sinteticamente espressa: (T.e.g.m. + 1,9) x 1,25 + 4.

Analogamente, potrà essere determinata la soglia limite con riguardo alle operazioni di leasing ed agli altri prestiti

iii) Se i decreti non rechino neppure l’indicazione della maggiorazione media dei moratori, resta il termine di confronto del T.e.g.m. così come rilevato.

iv) Si applica l’art. 1815, comma 2, cod. civ., ma in una lettura interpretativa che preservi il prezzo del denaro.

Pertanto, una volta che il giudice del merito abbia riscontrato positivamente l’usurarietà degli interessi moratori, il patto relativo è inefficace.

In tale evenienza, si applica la regola generale del risarcimento per il creditore, di cui all’art. 1224 cod. civ., commisurato (non più alla misura preconcordata ed usuraria, ma) alla misura pattuita per gli interessi corrispettivi, come prevede la disposizione.

Si allega copia della sentenza della Corte di Cassazione, Sezione Unite n.19597-2020, buona lettura.

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