Illegittimo il divieto di spostamento da un comune all’altro

ANNULLATO IL VERBALE DI CONTESTAZIONE DI VIOLAZIONE DEL DPCM SULLO SPOSTAMENTO DA UN COMUNE ALL’ALTRO: È “MONCA

LA CONTESTAZIONE DELLA VIOLAZIONE SE NON SI RICHIEDE ESPRESSAMENTE LA RAGIONE DELLO SPOSTAMENTO E NON SI INDICA NEL VERBALE LA RISPOSTA DEL PRESUNTO TRASGRESSORE.

Parliamo dei famosi DPCM e di un caso concreto che ho affrontato recentemente.

Un cliente, legale rappresentante di un panificio sito in un comune vicino Palermo, riceveva notifica di un verbale di contestazione di violazione al codice della strada, in qualità di obbligato in solido, con il quale veniva ingiunto il pagamento della complessiva somma di €.545,98 in quanto un suo dipendente, con il veicolo intestato alla detta società, nel mese di novembre del 2020, in piena pandemia, avrebbe violato il DPCM che prescriveva il divieto di spostamento da un comune all’altro senza un giustificato motivo, essendo stato fermato dalla polizia municipale del comune di Palermo, ed ivi sarebbe stato elevato il detto verbale.

Considerata la mancata indicazione nel verbale delle ragioni dello spostamento, considerato che il verbale riportava laconicamente la dicitura: “senza un motivo o comprovate esigenze”, si proponeva atto di opposizione al Giudice di Pace, considerato anche che nel predetto verbale si indicava il termine di 30gg. per l’impugnazione dell’atto.

Nel caso di specie, si evidenziava l’illegittima condotta dell’organo accertatore che non aveva domandato al sig. *** di giustificare le motivazioni del proprio spostamento poiché egli, se richiesto, avrebbe certamente indicato le ragioni lavorative dello stesso, potendo peraltro esibire ciò che si accingeva a consegnare.

Con il decreto di fissazione udienza, il Giudice di Pace, oltre a fissare l’udienza, rilevava d’ufficio la questione di inammissibilità dell’opposizione atteso che il verbale di accertamento avente ad oggetto violazioni diverse da quelle del codice della strada, costituisce atto interno non immediatamente impugnabile dinanzi al giudice, ai sensi della legge 689/81, potendo invece l’interessato presentare osservazioni al prefetto ed impugnare l’eventuale ordinanza di ingiunzione emessa da quest’ultimo, e ciò nonostante il verbale, nella forma e sostanza, si presentasse quale verbale di contestazione a violazione del codice della strada.

Depositate memorie e svolta l’udienza nella quale si è costituito il Comune di Palermo, Il Giudice di Pace, superava la rilevata questione di inammissibilità, affermando che, qualora l’atto non fosse stato impugnato innanzi al Gdp, il comune di Palermo, considerandolo già esecutivo – sulla scorta della normativa del C.d.S. – lo avrebbe immediatamente posto in esecuzione. Emergeva, altresì, nel corso della detta udienza, nel contraddittorio tra le parti, un dato allarmante che veniva stigmatizzato anche dal GdP: il Comune di Palermo, non essendo in possesso di verbali ad hoc per le violazioni dei DPCM, ha talvolta utilizzato i formulari dei verbali di contestazione delle violazioni del codice della strada che, come si può ben comprendere, indicano informazioni errate, come per il caso di specie, indicando termini per le impugnazioni, organi competenti, nonché effetti della mancata impugnazione, oltre a tutti gli elementi identificativi, errati. La causa veniva comunque posta in decisione.

Con Sentenza del 4.05.2021, n. 1239/21, il Giudice di Pace di Palermo, accoglieva il ricorso presentato per la violazione dell’obbligo di richiedere le ragioni dello spostamento e di darne conto nel verbale di accertamento considerato che, nella fattispecie in esame e per l’illecito di cui al DPCM, oggetto dell’accertamento e della contestazione non è sic et simpliciter lo spostamento da un comune all’altro o all’interno del territorio, ma nello spostamento non necessario e giustificato.

Il giudice infatti, nel caso di specie, pur rilevando come non potesse applicarsi l’art. 383 del reg. di att. al C.d.s. – il quale disciplina la trascrizione delle dichiarazioni del trasgressore – in quanto si faccia riferimento alla violazione di una sanzione amministrativa di cui alla l. 689/81, ha correttamente considerato come l’elemento oggettivo dell’illecito non è dato solo da un elemento positivo, costituito dallo spostamento, ma anche da uno negativo, ossia dalla mancanza di giustificazione per ragioni di lavoro, salute o altre necessità.

L’organo accertatore che non chiede le ragioni dello spostamento non è quindi in grado di accertare la commissione dell’illecito in questione, ma solo di verificare uno “spostamento” della persona controllata.

Nel caso in esame non risulta annotata alcuna dichiarazione del sig. ***, né risulta attestato che questi, richiesto, si sia rifiutato di giustificare il proprio spostamento, né risulta acquisita la c.d. autocertificazione, la cui modulistica è in dotazione della forza pubblica.

“Ne deriva che la contestazione della violazione è monca, mancando qualunque riferimento specifico al “fatto” dal quale l’organo accertatore ha tratto il suo giudizio circa l’elemento negativo dell’illecito della mancanza di giustificazione dello spostamento.”

Per queste ragioni, il Giudice di Pace ha annullato l’atto opposto e condannato il Comune di Palermo a rimborsare all’opponente le spese del giudizio.

  • Conclusioni

La sentenza esposta ha affrontato due profili giuridici di indiscusso rilievo: il primo avente ad oggetto l’aspetto formale dell’atto impugnato, l’altro profilo attiene al merito della questione, ossia l’imprescindibilità della trascrizione della motivazione addotta dall’asserito trasgressore la quale funge da elemento negativo costitutivo della fattispecie, in assenza del quale, il solo elemento dello spostamento non può giustificare l’elevazione della sanzione. Ragionando su questo elemento, deve conclusivamente desumersi come il detto elemento possa essere speso non soltanto nel caso esposto, ma possa estendersi a tutto il novero delle limitazioni imposte dai DPCM, e nello specifico al divieto di spostamenti all’interno e oltre il proprio comune, al coprifuoco, rivelando così la portata innovativa e travolgente che ha avuto e che avrà la citata sentenza emessa dal Giudice di Pace di Palermo.

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